Pass-the-Cookie Attack

Quando l’MFA non basta: il Pass-the-Cookie Attack e i nuovi rischi per la sicurezza

Oggi non basta più una password forte. E nemmeno un codice MFA. I cyberattacchi si sono evoluti e con loro anche le tecniche per aggirare le difese. Una delle minacce più subdole? Il furto dei cookie di sessione. Con il giusto file, un attaccante può fingersi te senza dover conoscere le tue credenziali. È il cosiddetto Pass-the-Cookie Attack, una tecnica che permette agli attaccanti di aggirare i meccanismi di autenticazione sfruttando i cookie di sessione.

In questo articolo ti spiegheremo in modo chiaro e pratico come funziona questo tipo di attacco, quali sono le sue varianti più comuni e, soprattutto, come puoi proteggere la tua organizzazione adottando strumenti avanzati come l’accesso condizionale e i token hardware. 


Cos’è un Pass-the-Cookie Attack

Ogni volta che accediamo a un servizio online il nostro browser salva un cookie di sessione. Questo piccolo file serve a mantenere attiva la sessione dell’utente senza costringerlo a reinserire continuamente le credenziali. Ma, se finisce nelle mani sbagliate, quel cookie può diventare la chiave per accedere ai tuoi dati. 

Nel Pass-the-Cookie Attack un attaccante riesce a sottrarre questo cookie da un dispositivo compromesso e lo utilizza su un altro browser o dispositivo per impersonare l’utente.

In pratica si autentica come se fosse la vittima, senza bisogno di password o codici MFA. 

Il rischio è particolarmente alto per chi utilizza dispositivi personali o non gestiti, dove i controlli di sicurezza sono meno stringenti rispetto a quelli aziendali. Ed è qui che il concetto di “Zero Trust” entra in gioco: non fidarsi mai, nemmeno di chi sembra già autenticato. 


Le due facce dell’attacco: malware e phishing

Esistono diversi modi con cui un cookie può finire nelle mani sbagliate ma i più comuni rientrano in due categorie ben precise: malware e phishing. Entrambi puntano a ottenere lo stesso obiettivo, ossia rubare il tuo token di autenticazione, ma lo fanno in modi diversi. Ecco come funzionano: 

  • Il malware che ruba i cookie: uno dei metodi più comuni con cui gli attaccanti riescono a sottrarre i cookie è attraverso malware installati sul dispositivo della vittima. Browser come Chrome, Edge o Firefox memorizzano i cookie in database SQLite all’interno del profilo utente. Un malware può accedere a questi file, estrarre i cookie e inviarli all’attaccante, che li userà poi per autenticarsi da un altro dispositivo. 
  • Il phishing che chiede tutto: in un attacco più sofisticato, l’utente riceve un’email che sembra provenire da una fonte affidabile. Cliccando sul link viene reindirizzato a un sito che replica perfettamente quello legittimo. Qui inserisce username, password e codice MFA. A quel punto, il sito malevolo intercetta tutto, compresi i cookie di sessione, permettendo all’attaccante di accedere in tempo reale.

Perché l’MFA da solo non basta

L’MFA resta uno strumento fondamentale, soprattutto contro attacchi brute force, ma non è efficace quando il token MFA è stato già validato dall’utente. In altre parole, se il cookie viene rubato dopo che l’utente si è autenticato correttamente, l’MFA non può più intervenire. Per questo motivo, è fondamentale agire su più livelli. 


L’accesso condizionale:
un alleato indispensabile

Una delle contromisure più efficaci è l’accesso condizionale, una funzionalità offerta da Microsoft Entra. In pratica, permette di creare policy intelligenti che concedono o negano l’accesso in base a determinate condizioni. Può ad esempio: 

  • Permettere l’accesso solo da dispositivi aziendali registrati
  • Bloccare l’accesso da geolocalizzazioni sospette 
  • Rilevare comportamenti anomali come accessi simultanei da nazioni diverse 

Queste policy sono dinamiche e si adattano in tempo reale al contesto di autenticazione. Se qualcosa non torna, l’accesso viene bloccato o viene richiesta una nuova verifica. Inoltre, è possibile integrare l’accesso condizionale con sistemi di threat detection per agire in caso di compromissione.


Prevenzione avanzata: token fisici e MFA FIDO2

Un altro strumento molto potente è l’utilizzo di token hardware, come le chiavette FIDO2 offerte da Yubico. Questi dispositivi rendono impossibile l’autenticazione a meno che non siano fisicamente presenti. Ecco i vantaggi principali: 

  • Non richiedono smartphone o rete mobile 
  • Sono compatibili con MFA, ma non trasferibili via phishing
  • La cifratura è avanzata e resistente agli attacchi 

Questa soluzione è particolarmente utile in contesti dove i dipendenti non hanno telefoni aziendali o operano in ambienti ad alta sicurezza. 


Come riconoscere e rispondere al furto di token

La prevenzione è importante ma anche la rilevazione e la risposta devono essere rapide. Ecco alcune buone pratiche: 

Durata limitata dei token: più breve è la durata di un cookie di sessione, più piccola è la finestra di attacco. 

Revoca automatica delle sessioni sospette: se viene rilevato un comportamento anomalo, la sessione può essere chiusa in automatico. 

Accesso condizionale basato sul rischio: alcuni sistemi, come quelli offerti da Microsoft, stimano il rischio dell’accesso in tempo reale e agiscono di conseguenza.

Monitoraggio avanzato dei log: analizzare i log di accesso può rivelare pattern sospetti, come accessi in orari insoliti o da posizioni inattese. 


Geolocalizzazione e
blocchi dinamici

Un approccio spesso sottovalutato è quello di limitare gli accessi geograficamente. Ad esempio, un’organizzazione italiana potrebbe decidere di autorizzare solo gli accessi provenienti dall’Italia. Se un utente si autentica prima da Milano e pochi minuti dopo da Singapore, il sistema può bloccarlo automaticamente. 

Questa logica può essere graduale: non si tratta di un semplice interruttore on/off, ma di una scala di sensibilità da 0 a 10. L’importante è iniziare a usarla. 


I piani Microsoft Entra: quale scegliere?

Per attivare queste funzionalità serve un piano Microsoft Entra: 

  • Entra ID P1: include strumenti come l’accesso condizionale, MFA per utente e autenticazione senza password. E’ inclusa nella licenza MIcrosoft 365 Business Premium.
  • Entra ID P2: offre il monitoraggio del rischio in tempo reale, gestione degli accessi privilegiati tramite Privileged Identity Management (PIM), logging dettagliato e segnalazione degli eventi.
  • Entra Suite: è la soluzione completa che integra Entra ID con altre soluzioni avanzate di sicurezza e gestione delle identità, come Entra Private Access, Entra Internet Access, Entra ID Protection, Entra ID Governance e Verified ID. Supporta un modello di sicurezza Zero Trust, garantendo accessi sicuri e con privilegi minimi. 

Cambiare mentalità: disciplina e consapevolezza

Nonostante tutte le tecnologie disponibili, molti attacchi vanno ancora a segno. Perché? Perché spesso manca la cultura della sicurezza. Le abitudini errate sono dure a morire ma con un po’ di disciplina, formazione e costanza si può fare un enorme passo avanti.

Ogni azienda dovrebbe investire in programmi di awareness, test di phishing simulati e corsi di formazione continua. Perché la prima linea di difesa non è il firewall, ma le persone.